mercoledì 13 agosto 2014

Chiude un padiglione della Residenza Anziani

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L'edificio della Residenza Anziani di Oderzo che ospita 39 disabili con problemi psichici non è a norma e deve chiudere. Dove andranno gli ospiti? Quando il Comune ha deciso di non mandare avanti il progetto per la nuova casa di riposo
e di non procedere nemmeno all'ampliamento ipotizzato come alternativa, non ha tenuto conto di questo problema che adesso si deve risolvere. Sul concetto che si tratta di persone e non di pacchi postali siamo perfettamente d'accordo, per questo sarebbe stato necessario pensarci per tempo. Lo scorso ottobre le opposizioni avevano sfiduciato il CdA della casa di riposo (QUI trovate la mozione di sfiducia) e Eugenio Luzzu era intervenuto con la consueta ragionevolezza (QUI potete leggere il suo intervento). Ciliegina sulla torta: insieme a questi ospiti se ne andranno anche i contributi regionali che la Residenza di Oderzo riceveva grazie alla loro presenza...

6 commenti:

  1. Sandro Valerio20 agosto 2014 08:48

    La ragionevolezza sarà forse di Eugenio Luzzu, ma certamente non è prerogativa dell'anonimo scrivente.
    Se non fosse che mancano ancora 2 anni, direi che il Pd locale ha lanciato la campagna elettorale ed è anche già inciampato.
    Non vedo cosa c'entri l'Amministrazione comunale con le scelte della RAO - Residenza Anziani Oderzo che è un' IPAB con piena autonomia gestionale.
    La nuova struttura avrebbe dovuto essere finanziata con fondi propri della RAO e con finanziamenti di terzi (Regione, banche), non certo del Comune.
    Se oggi non c'è più la possibilità di reperire, ma prima di tutto di far fronte a tali finanziamenti, la colpa non è certamente dell'Amministrazione comunale.
    La situazione economica-finanziaria che si è presentata non è attribuibile di sicuro alle Amministrazioni locali che hanno rispettato il patto di stabilità e che non si sono indebitate a dismisura.
    Le difficoltà che si prospettano oggi per artigiani, commercianti, professionisti e aziende, si prospettano di riflesso anche per le strutture per anziani, che funzionano con entrate ed uscite e di conseguenza agiscono, cercando di mantenere in equilibrio la gestione.
    A differenza delle tante chiacchiere inutili e delle polemiche dei politici di partito, il CdA della RAO, sulla base dei dati e dei numeri attuali, ha fatto sicuramente con qualche rammarico, ma responsabilmente le sue scelte.
    Per quanto riguarda l'ampliamento del Dal Monego ipotizzato in alternativa alla nuova struttura, ricordo che nell'allora CdA c'era un consigliere indicato dal Pd che ha condiviso pienamente la scelta.
    In merito alla questione Pagani, ricordo che la situazione è in evoluzione dall'agosto 2009, perchè da quella data non si registra alcun nuovo inserimento di ospiti da parte dell'Uls. Dagli allora 81 ospiti siamo oggi a 39, ma il processo è stato del tutto "naturale", non vi è stato alcun trasferimento di ospiti, anche perchè nell'Uls 9 l'unica struttura che accoglieva questa tipologia di ospiti è quella di Marocco e rientra già in un programma di dismissione.
    La "ciliegina sulla torta" di fine articolo è la degna conclusione di un discorso senza logica. Forse si vorrebbe che la struttura continuasse a percepire contributi regionali per degli ospiti che sono passati ad altra vita?
    Non voglio neanche commentare quanto riferito non solo nell'articolo riportato, ma anche in quello successivo sempre del Gazzettino.
    Tutto è attribuibile e riferibile ad un'unica persona a cui sarà data risposta nel momento e nella sede più opportuna.
    Sandro Valerio - Presidente RAO

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  2. Ringraziamo l'ex-presidente Valerio per la sua attenzione e, anche se il suo mandato è ormai scaduto, gli dobbiamo una risposta: anche come promemoria ai nuovi consiglieri appena insediati (ai quali naturalmente auguriamo buon lavoro), per ricordare loro quali problemi secondo noi restano aperti come risultato degli orientamenti del consiglio uscente.

    1 – Tutti sanno benissimo che il Consiglio d'Amministrazione (CdA) della RAO è di nomina politica. Nessuno ha dubbi sul fatto che l'attuale Consiglio sia espressione della maggioranza politica che amministra il comune. Anzi è l'attuale maggioranza che (diversamente da quanto accade in molti altri comuni) ha escluso dal CdA le minoranze. Del resto lo stesso presidente Valerio sì è candidato alle comunali in una delle liste che sostenevano il Sindaco e non gli è sufficiente rivendicare un'autonomia puramente formale per farci credere che le scelte del CdA della RAO non siano state concordate con l'Amministrazione Comunale, che quindi ne condivide (anzi, ne ha in primo luogo) la responsabilità politica.
    2 – Ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà finanziarie del presente. Quello che diciamo è proprio che di fronte a un progetto importante già predisposto (dal precedente CdA) e per il quale erano già stati in parte attribuiti dei finanziamenti, il CdA uscente e il Comune hanno scelto di non cercare di recuperare le risorse mancanti. La scelta è legittima, ma ha delle conseguenze e, secondo noi, era possibile percorrere un'altra strada. Pur in questo momento di crisi, il settore dell'assistenza agli anziani è socialmente rilevante e la richiesta di servizi è in crescita. Esistono soggetti che proprio negli ultimi anni hanno effettuato investimenti importanti aprendo nuove strutture (a Treviso e, vicino a noi, a S. Polo). Invece la scelta politica di fondo dell'attuale CdA e del Comune è stata quella di rinunciare sia al progetto della nuova Casa di Riposo sia a quello dell'ampliamento dell'attuale struttura. Il CdA della RAO e il Comune non vogliono crearsi problemi di debiti, ma in questa fase un progetto importante per l'assistenza agli anziani, già parzialmente finanziato, poteva, con un po' di impegno e di iniziativa in più, trovare (presso istituzioni pubbliche o privati) le risorse per dare un servizio fondamentale alla città. Se il Comune avesse detto: “Cercheremo in ogni modo di aiutare la RAO a trovare le risorse necessarie”, la decisione del CdA sarebbe stata diversa? Crediamo di sì. (continua sotto)

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  3. 3 – Quando ricordiamo che con meno ospiti la RAO riceve meno contributi, non ci riferiamo certo alla diminuzione per cause naturali: la notizia non è che gli ospiti sono passati da 81 a 39 perchè sono via via scomparsi, è che quei 39 verranno probabilmente trasferiti. I contributi che potrebbero venire a mancare sono appunto ovviamente quelli relativi ai 39 ospiti attuali. Se non abbiamo una struttura adeguata non solo non ci mandano altri degenti, ma ci tolgono quelli che già ci sono. Bene per loro se troveranno spazio in residenze più adatte e in cui staranno meglio, ma intanto a noi resta una struttura inefficiente e (parzialmente) vuota perchè non l'abbiamo migliorata. (A margine: esponenti diversi del PD hanno sostenuto in tempi diversi a seconda della situazione sia il progetto della nuova Casa di riposo o sia quello dell'ampliamento dell'esistente, alternative entrambe più sensate, per noi, rispetto alla scelta di non fare niente)

    4 – Il PD fa il suo mestiere, quello dell'opposizione: se l'amministrazione sceglie di non intervenire sulla Casa di Riposo e in conseguenza di questo si rischia di chiudere dei reparti e vengono a mancare servizi e risorse, il nostro compito è di sottolinearlo. Inoltre: nessun anonimo nel PD. Gli interventi sul nostro blog, se non firmati, sono normalmente condivisi e approvati dal direttivo. Infine, a noi pare che il nostro ragionamento sia del tutto ragionevole e logico: se tu dici che non ci sono i soldi per migliorare i servizi per gli anziani, noi ti critichiamo perchè una parte dei soldi c'era e secondo noi potevi cercare di ottenere quelli che ti mancavano. Chi legge giudicherà. Sappiamo che, come dice il Sindaco nell'articolo del Gazzettino dello scorso 22 agosto, i progetti ci sono, ma non sono opera sua e dei suoi collaboratori (anzi: una delle critiche che è stata mossa al CdA uscente ha riguardato la scelta di aver speso risorse per completare la progettazione di un'opera che non si aveva intenzione di realizzare). Speriamo con il Sindaco che la situazione economica migliori e che questo metta Oderzo in condizione di avere una Casa di Riposo che risponda alle esigenze della comunità.

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  4. Anche se sono "scaduto", devo replicare alle facili generalizzazioni ed alle inesattezze ripetute.
    1) Il CdA RAO viene indicato personalmente dal Sindaco, per cui non corrisponde al vero che la maggioranza politica che amministra il Comune abbia escluso dal CdA le minoranze. Nel CdA in cui ero consigliere lo stesso Sindaco aveva indicato due persone con tessere Pd e Pdl ed una terza persona che non aveva mai svolto attività politica.
    Dire poi che un CdA di un ente autonomo ha concordato le sue scelte con l'Amministrazione comunale, con cui non condivide le responsabilità, è quantomeno azzardato. Il Sindaco e l'Amministrazione comunale sono chiamati solo "indirettamente" dalla politica a rispondere delle scelte del CdA, ma non hanno alcuna responsabilità legalmente.
    2) Il CdA uscente ha rinunciato a reperire le risorse residue perchè comunque nel periodo corrente non c'è alcuna possibilità di far fronte a finanziamenti. Tra l'altro con il nuovo sistema contabile, in vigore dal 2014, c'è l'obbligo del pareggio di bilancio. Ricordo che, per un'opera il cui valore previsto era intorno ai 20 milioni di euro, la Regione aveva stanziato 4,5 milioni, tramite Fondi di Rotazione, che dovevano essere restituiti a quote costanti in 15 anni (300.000,00€ all'anno). Ragion per cui qualsiasi altra ipotesi/opportunità di finanziamento risulterebbe non perseguibile.
    Per fare ipotesi, non bastano le parole, servono anche i numeri e questi, mi sembra, non tornino neanche al governo centrale, ma chi legge giudicherà.
    3) Per quanto riguarda il Pagani, ricordo che questa struttura è di proprietà dell'Uls 9 e la RAO ne usufruisce tramite un contratto di comodato d'uso. Non spetta quindi alla RAO investire per adeguare tale struttura, tanto più che la tipologia di ospiti, in essa presente, è destinata ad esaurirsi, perchè la psichiatria attuale segue altri percorsi.
    Sempre con riguardo al Pagani, voglio allegare parte del mio discorso di congedo dal CdA RAO tenuto in Consiglio comunale il 15/09 per rispondere alle accuse riportate nell'esposto indirizzato all'Assessore regionale Sernagiotto e sottoscritto anche dal Pd, oltre che da FI e Lega Nord. Queste accuse hanno trovato ampio eco nella stampa locale, mentre la verità è nota a pochissimi.

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  5. .......Devo ringraziare una seconda volta il gruppo di minoranza perché, malgrado un copione della regia di gran lunga superato e inverosimile, sono riusciti a rendere edotto il Consiglio Regionale sulla reale ed attuale condizione del Padiglione Pagani.
    Essendo stato io allora rappresentante legale della Rao, ho il dovere di difenderne l’immagine fino in fondo, per spiegare ciò ricostruisco cronologicamente le vicende relative alla questione Pagani degli ultimi 2 mesi.
    Sabato 9 agosto il Gazzettino titola “Si chiude: 39 disabili senza casa”. La Regione “L’ex residuo psichiatrico non ha i requisiti”. Taluno rilancia “i miei contatti in Regione confermano dodici mesi per ricollocare gli anziani ospiti”. Le relazioni tecniche a suo tempo redatte parlano di deficit importanti per quel che riguarda la normativa antincendio, dell’impianto elettrico oltre che le altre misure di sicurezza.
    Domenica 10 agosto sempre il Gazzettino titola “Anziani a rischio: ora basta”. Il Pagani verso la chiusura dopo la denuncia delle opposizioni. Tutto sarebbe scaturito da una lettera scritta dai quattro gruppi di minoranza opitergini ed inviata all’Assessore Sernagiotto ancora lo scorso 17 gennaio, nella quale, tra l’altro, si sostiene che “le norme in materia di garanzia sono del tutto disattese, con pericoli e rischi per l’utenza insopportabili. La nostra richiesta è quella di procedere a una ispezione della struttura, con il fine di tutelare innanzitutto gli anziani e di seguito utilizzare immediatamente ogni strumento disponibile in modo da scongiurare la persistenza di una situazione rischiosa incompatibile con la realtà assistenziale di eccellenza caratteristica della ns. Regione”.
    Passiamo allora dalle chiacchiere ai fatti e mi stupisco, ma non più di tanto, che i soliti ben informati, con agganci in Regione, sempre pronti a riportare le notizie di prima mano, non siano a conoscenza di quanto effettivamente avvenuto, visto che la relazione dei servizi ispettivi regionali o meglio del “Servizio di vigilanza sul sistema socio-sanitario” al Consiglio regionale stesso è datata 11 luglio 2014 .
    Tale relazione riporta in premessa:
    “I Consiglieri regionali Giovanni Furlanetto e Santino Bozza richiedevano, al Presidente della V Commissione consiliare, l’attivazione del Servizio di Vigilanza, per il compimento di “un controllo delle strutture della RAO di Oderzo, con il fine di tutelare, innanzitutto, gli anziani e per consentire l’attivazione di ogni strumento disponibile volto a scongiurare la persistenza di una situazione rischiosa per gli utenti e incompatibile con la realtà assistenziale di eccellenza caratteristica della ns. Regione” ( come si può notare c’è un copia-incolla tra la lettera scritta dai consiglieri di minoranza e la richiesta dei consiglieri regionali).

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  6. “Considerato che la richiesta di attivazione recava, nelle premesse, la segnalazione di “una situazione di grave carenza strutturale”, con possibili “pericoli e rischi per l’utenza insopportabili”, lo scrivente Servizio di Vigilanza riteneva, in primis, di interessare della vicenda l’Azienda Ulss 9 di Treviso, territorialmente competente a vigilare sull’Ipab di Oderzo, al fine di verificare l’effettiva sussistenza di pregiudizi per l’utenza”.
    L’Ulss 9 di Treviso, a seguito di sopralluogo effettuato in data 15/04/2014, aveva elaborato un documento fornito al Servizio regionale di Vigilanza in data 18/04/2014.
    Nella relazione dell’ 11 luglio 2014 del Servizio regionale di Vigilanza si legge: “La relazione dell’Ulss 9 rileva particolarmente per la risposta al mandato in merito a presunti problemi di sicurezza per gli ospiti. Dal contenuto del documento non sono state evidenziate criticità in merito a profili di rischio per la sicurezza. L’Azienda sanitaria si è soffermata, in particolare, sugli interventi eseguiti per il miglioramento della sicurezza nella Residenza Pagani di proprietà dell’Azienda stessa. L’Azienda Ulss 9 ha eseguito tra il 2010 ed il 2011 vari interventi sulla struttura” (aggiungo io sotto la mia presidenza e con me concordati, perché, malgrado più volte richiesto, a nessun incontro sulla questione Pagani chi mi ha preceduto ha voluto essere presente, come già noto e dimostrabile con diversi ed autorevoli testimoni sia dell’Uls Dott. Favaretto, Dott.ssa Conte, Ing. Vianello, che della Regione Dott.ssa Basso, Arch. Girardini). ”La scelta della tipologia dei lavori è stata effettuata sulla base della loro massima utilità ai fini del miglioramento della sicurezza compatibilmente con la sicurezza degli ospiti”. “I lavori, eseguiti a cura e spese dell’Azienda Ulss 9, hanno comportato un costo di circa euro 90.000. Seguiva, nel 2013, un ulteriore intervento, eseguito sempre a cura e spese dell’Azienda Ulss 9 e finalizzato al miglioramento della sicurezza, per lavori che hanno comportato un costo di circa euro 30.000. I suddetti interventi non sono, comunque, risultati sufficienti a superare tutte le non conformità strutturali rilevate che, ancor oggi, interessano la Residenza Pagani. A tale proposito l’Azienda ha dichiarato quanto segue: “Dalla descrizione dei requisiti strutturali non ancora conformi si evince che, seppur non si garantisca il livello qualitativo strutturale del servizio che richiede la normativa vigente, non vi sono non conformità tali da compromettere la sicurezza degli ospiti. Inoltre, dalla visita effettuata da questa Azienda Ulss 9 in data 15/04 la situazione degli ospiti appare buona, i locali confortevoli e familiari per l’accoglienza della particolare tipologia di ospiti. Gli standard organizzativi (procedure, regolamenti interni, personale, funzionigramma) sono rispondenti a quanto previsto dalla L.R. 22/2002 e successivi provvedimenti attuativi”.

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